Claudio e Rosa Dp per vendetta

Claudio e Rosa Dp per vendetta

Ciao ragazzi siamo sempre noi Andrea & Marty oggi con un racconto diverso, in questi ultimi giorni abbiamo chiacchierato con una coppia che rimasta contenta del nostro modo di raccontare ha deciso di raccontarci una loro vecchia esperienza che li ha fatti rinascere per crearne un racconto.Ovviamente i nomi sono inventati per aiutare la privacy della coppia. Per chi se lo chiedesse noi non possiamo verificare la veridicità della storia visto che non è nostra ma ci é stata raccontata.

 

Come al solito cercheremo di raccontare il tutto in chiave erotica e sottoforma di racconto detto questo vi lasciamo ad una ..

BUONA LETTURA!

Claudio e Rosa, sposati da quindici anni, vivevano in una grande città dove la routine aveva soffocato il loro fuoco. Claudio, quarantacinque anni, era il classico impiegato d’agenzia finanziaria: giacca, cravatta, capelli brizzolati che gli davano un’aria distinta, non un Maciste ma con un corpo nella media, ben tenuto, e un bel pistone che, nei giorni d’oro, faceva strage. Rosa, quarantatre anni, era una donna bassina e formosa, con una quarta di reggiseno che, nonostante due gravidanze, restava un capolavoro. Il suo culo tondo e pieno era un invito al peccato, e anche se una leggera pancetta tradiva gli anni, quando si vestiva attillata era un vero spettacolo. I capelli corti, di un rosso fuoco, incorniciavano uno sguardo birichino che, col tempo, si era un po’ appassito, spento dalla monotonia. La loro passione, un tempo incandescente, si era ridotta a un’eco lontana. Claudio, preso dal lavoro, aveva perso l’interesse per Rosa, e lei, d’altra parte, non si curava più: usciva in pigiama a prendere la posta, i capelli arruffati, lontana dalla femme fatale di un tempo. Ma la noia, si sa, può camviare le carte in tavola.Un giorno, al lavoro, Claudio chiacchierava con i colleghi di una cena aziendale: karaoke, cibo, alcol a fiumi. “Vieni dai ci portiamo anche i familiari!,” gli suggerirono, e lui, stanco della vita piatta, convinse la moglie. “Dai, usciamo, rompiamo la routine.” Rosa, riluttante – “Mi scoccio, lo sai” – cedette. I figli, ormai grandi, uno di quindici e l’altro di diciassette, non erano più un alibi per restare a casa, poi li potevano mandare a dormire dai nonni. Quella sera, Claudio indossò pantaloni eleganti e una camicia stirata, il suo fascino brizzolato in bella mostra. Rosa scelse un abito sobrio, poco scollato, che celava più di quanto mostrasse, ma che non poteva nascondere le sue curve generose. Nell’aria c’era qualcosa, qualcosa che mancava da molto tempo.La serata iniziò tranquilla: cibo, risate, un karaoke stonato che fece scorrere gli spritz come acqua. L’alcol sciolse le barriere, e Claudio, vedendo Rosa ridere e cantare, la rivide come ai vecchi tempi – quello sguardo da birichina che lo colpiva dritto al cuore. Anche lei lo notò: Claudio, euforico, scherzava con i colleghi, maschi e femmine, bello come non lo vedeva da anni. Poi, un momento cambiò tutto: una coppia di colleghi, entrambi sposati, si appartò in un angolo, le mani che scivolavano sotto i vestiti, l’alcol che li rendeva sfacciati. Claudio e Rosa si guardarono, rossi in viso, un’energia adolescenziale che li fece arrossire. Il desiderio, sepolto per anni, si risvegliò con un ruggito.La notte si fece tarda. All’una, il locale chiese di liberare i tavoli. Rimasti in pochi – Claudio, Rosa, due colleghi, Marco e Michele, e una ragazza, Laura – decisero di spostare la festa a casa di Marco. Marco, venticinque anni, era un ragazzo magrolino, fisico da ufficio, niente palestra, ma con un bel cazzone che si intuiva anche sotto i jeans stretti. Michele, stesso’età, altrettanto snello, aveva un aspetto ordinario, Laura, invece, era una tipa estroversa, magra, scolpita dalla palestra, con occhiali che le davano un’aria da bibliotecaria sexy. Anche lei vantava una quarta di reggiseno, seni sodi che spuntavano sotto la camicetta, e una reputazione da ragazza “facile” che faceva girare la testa a tutti.La casa di Marco era una villa isolata su una collinetta, con vista sulla citta un luogo perfetto. L’alcol scorreva, lo stereo pompava musica bassa, e iniziarono giochi stupidi: obbligo o verità, con domande sempre più spinte. Laura perse una mano e scelse obbligo. Marco, con un ghigno, le disse: “Togliti la maglietta.” Lei, ridendo, si sfilò la top, rivelando i suoi seni abbondanti stretti in un reggiseno nero di pizzo. La stanza si caricò di tensione erotica. Altri persero: maglie volarono, pantaloni caddero. Claudio era in boxer, il suo pistone già mezzo duro che premeva contro il tessuto. Rosa, con il vestitino tolto a metà, il seno ancora coperto dal reggiseno, sentiva gli occhi di tutti su di lei, e quel calore la risvegliava.Laura perse di nuovo e scelse obbligo. Michele, con occhi lucidi, la sfidò: “Bacia Rosa. Con passione.” Claudio rimase basito, ma Rosa – la Rosa che di solito sbuffava al pensiero del sesso – non si tirò indietro. Laura si buttò su di lei, le labbra si scontrarono in un bacio profondo, lingue che danzavano, un filo di saliva che le univa quando si staccarono. Claudio sentì il cazzo indurirsi del tutto: non era rabbia, era eccitazione pura. “Cazzo, Rosa,” mormorò tra sé, “sei viva.” I ragazzi fischiarono: “Porca miseria, che palle hanno ‘ste donne! Ci state facendo sembrare dei coglioni!” Marco rise, aggiungendo: “Due belle donne così calde, e noi qui a guardare come idioti! Vi va di alzare la posta, ragazze? Mostrateci quanto siete audaci!” Le risate si mescolarono a sguardi carichi di lussuria.Il gioco si fece più spinto. Rosa perse, e le toccò un obbligo: “Via il reggiseno,” disse Michele. Lei guardò Claudio, poi i ragazzi, e con un sorrisetto disse: “Non sono mica una fifona.” Si slacciò il reggiseno, lasciando che il suo seno maturo, pieno, cadesse libero, i capezzoli duri come proiettili. Laura, senza nemmeno un obbligo, si tolse il suo, gridando: “Neanche io sono fifona!” I loro seni nudi, illuminati dalla luce fioca, fecero impazzire la stanza. Un altro giro, e toccò a Claudio e “obbligo”: Laura, con un ghigno, lo sfidò a baciarla. Lui, ubriaco di alcol e desiderio, la prese e la baciò , infilandole una mano tra le cosce. I due sembravano non dare più retta a nessuno ormai l’alcool aveva preso il controllo della situazione.Rosa, vedendo quella scena, sentì una scossa: gelosia, eccitazione, rabbia. Qualcosa dentro di lei scattò.Si alzò, afferrò Marco e Michele per le mani e, con voce roca, disse: “Dov’è la camera da letto?” Fu un fulmine. Claudio restò in soggiorno con Laura, mentre Rosa sparì con i due ragazzi. Nel soggiorno, Laura non perse tempo: tirò fuori il cazzo di Claudio, duro come il marmo, e lo ingoiò fino alle palle, succhiando con una fame animalesca. “Che gran puttana di collega,” gemette lui, la testa persa, mentre lei si masturbava la fica fradicia, gemendo intorno al suo cazzo. Poi si alzò, si mise a pecora sul divano: “Scopami, Claudio, sfondami!” Lui la prese per i fianchi, ma lei lo guidò verso il culo: “Qui, amore, dammi tutto.” Claudio, ubriaco e arrapato, le affondò il cazzo nel culo, sbattendola con colpi brutali, e quando venne, le esplose dentro, riempiendola di sborra calda mentre lei squirtava, inzuppandolo.In camera, Rosa era una furia vendicativa. Seduta sul letto, Marco e Michele in ginocchio accanto a lei, succhiava i loro cazzi con una voracità che non conosceva da anni, come per punire Claudio. Entrambi i ragazzi, prima di toccarla, si infilarono un preservativo. Rosa buttò Marco sul letto, gli montò sopra e iniziò a cavalcarlo, il cazzo di lui, che le sfondava la fica mentre lei gridava: “Sì, scopatemi!” Michele, dietro di lei, lubrificò il suo culo con cura e glielo ficcò dentro, anche lui con il preservativo, lento ma deciso. Rosa urlò, un misto di dolore e goduria, poi iniziò a vibrare, i seni che sobbalzavano, i capezzoli che strusciavano sul petto di Marco. “cazzo siiiiiii vi prego!” implorava, persa. “Quanto ne avevo bisogno!” I due la sbattevano in sincronia, facendola tremare come una troia in calore. Vennero copiosamente, i preservativi gonfi di sborra, mentre Rosa squirtava.Non si fermò. Succhiò i loro cazzi ancora pulsanti, risvegliandoli. Marco e Michele, giovani e arrapati, ripresero in fretta. Marco la prese di nuovo da dietro, con un nuovo preservativo, sbattendola forte nella fica, mentre Michele le ficcava il cazzo in gola, spingendo fino a farla gorgogliare. Poi si scambiarono: Michele sotto, nella fica, Marco sopra, nel culo, il suo cazzo più grosso che la apriva in due. Rosa tremava, un orgasmo elettrico che la scuoteva: “Cazzo, sì, sfondatemi!” I ragazzi vennero di nuovo, i preservativi pieni, mentre lei gridava come una pazza, la fica e il culo che pulsavano di piacere.La casa piombò nel silenzio, rotto solo dalla musica dello stereo. Claudio e Laura, sfiniti, crollarono sul pavimento del soggiorno. Rosa, in camera, dormiva tra i corpi di Marco e Michele, svuotati. All’alba, Laura si svegliò per prima, realizzò l’enormità della notte e sgattaiolò via, vestita in fretta. Rosa si alzò poco dopo, trovò Claudio mezzo morto sul divano e lo trascinò fuori. In macchina, il silenzio era pesante, ma non ostile. Parlarono, erano imbarazzati sapevano esattamente cosa era successo e forse questa scossa li aveva aiutati, quella porcata assurda, invece di dividerli, li aveva riavvicinati. Il peccato, il lasciarsi andare, aveva riacceso qualcosa. Non sapevano se avrebbero ripetuto – quella notte era un unicum, un’esplosione di desiderio represso. Adesso sono qui a raccontarci questa esperienza che poi hanno ripetuto e ripetuto e che non li ha mai divisi perché sono insieme.

 

Spero che il racconto vi sia piaciuto. E soprattutto se vi piace questo format e avete qualcosa da raccontare e volete che ve lo raccontiamo noi scriveteci un messaggio. Un bacione.

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