Le mutande della zia

Le mutande della zia

Domenica tardo pomeriggio, intorno alle 17 al tempo non c’era internet, siti porno o app di dating c’era solo la sana curiosità di un diciottenne che vuole scoprire.

 

Lo zio e la zia erano venuti a trovare papà ed erano seduti sul divano di fronte a noi, non li vedevo da circa un anno.

 

La zia era una donna curata, sulla quarantina, media altezza, capelli neri, nasino arricciato e un fisico normale.

Quel pomeriggio indossava una camicia bianca, con una gonna nera appena sopra il ginocchio, gambe nude e scarpe un tacco soft non era vestita particolarmente provocante, ma i miei occhi non potevano fare a meno di guardare fra le sue gambe cercando di vedere qualcosa.

 

Quando papà chiese di scendere a vedere qualcosa in cantina la zia rispose che sarebbe stata lì a chiacchierare con me, loro si alzarono e lei picchiettò sul divano facendomi segno di sedermi accanto a lei, vieni qui disse così mi racconti come va la scuola. 

 

Mentre sentivamo papà e lo zio parlare scendendo le scale io mi sedetti accanto a lei rispondendo annoiato: “va bene la scuola ma non ho tanta voglia di studiare”

Lei sorrise e mi chiese come andasse con le ragazze, io arrossii e farfugliai timidamente qualcosa.

 

A quel punto con tono provocante mi disse: “sai, ho notato che mi guardavi fra le gambe prima…cercavi qualcosa?!

Io il mio rossore diventò pomodoro, e mi cercai di difendere inventando qualche ridicola scusa sui cuscini. La verità, è che probabilmente non avevo mai tolto lo sguardo da lì ed ero talmente assopito dai pensieri da non essermi neanche accorto di essere stato beccato.

 

Lei appoggiò la mano sulla mia delicatamente, alzo il sopracciglio e mi disse sorridendo: “Non è vero, e lo sai benissimo. È normale essere curiosi alla tua età, ma ora voglio sapere cosa volevi vedere!

 

La sua mano mi sembrava un enorme masso che mi inchiodava sul posto, ero imbarazzato e mi sentivo messo alle strette, cedetti e confessai:” volevo vedere il colore delle mutande”

Il suo sorriso si allargò, il suo sguardo si fece più intenso.

 

Si alzò lentamente in piedi davanti a me e buttò un’occhiata a destra e sinistra, il suo bacino era proprio davanti alla mia faccia.

Muovendo le anche abbassò lentamente le mutande fino alle ginocchia ma senza alzare la gonna.

 

Non capivo cosa stava succedendo, non avevo mai visto né pensato a mia zia in quel contesto, era stato tutto improvviso e io mi sentivo inchiodato sul divano, ogni parte del mio corpo era diventata pesante, non riuscivo nemmeno ad alzare lo sguardo. 

 

Lei indietreggiò un passo e disse: “vedi? Son bianche.” 

In quel momento iniziarono a fischiarmi le orecchie tipo il treno dei fumetti, sentivo un forte calore dentro e l’eccitazione cresceva, le sue mutande erano semplici, bianche, con i bordi in pizzo ricamato, lei teneva allargate le gambe quel tanto per non farle cadere, questo faceva vedere anche la parte interna, era bianchissima e si intravedeva sul retro lo stesso ricamo, non era perizoma aveva una larghezza di circa 3 cm che sicuramente le donava una copertura dell’ano e un invito alle sue forme.

 

I miei occhi erano spalancati e sentivo il cazzo duro che spingeva la cerniera dei jeans, il respiro accelerava. 

Lei sorrise maliziosamente, si mise l’indice in bocca appoggiato fra i denti e muovendo avanti un ginocchio fece cadere le mutande sul pavimento. Sentivo la saliva aumentare e temevo di perderla dalla bocca.

 

Raccolse le mutande e le mise nella borsa, poi tornò avanti a me che non mi ero mosso di un millimetro. Alzò la gonna talmente lentamente che mi sembrò un’eternità.

Finalmente arrivò in cima. 

Aveva una figa bellissima, si vedeva il taglio liscio, senza pelo, il colore era rosa scuro ma lucido e all’apertura le piccole labbra spuntavano appena, quando aprì leggermente le gambe anche il taglio si aprì, mostrando le piccole labbra color rosa acceso e il clitoride, era tutta bagnata e questo la faceva luccicare ancora di più. 

 

Mise una mano sui miei capelli mentre l’altra sosteneva la gonna, butto indietro la testa e stringendo i miei capelli mi tirò la faccia contro la sua figa, la mia fronte sul Monte di Venere e il mio naso sul clitoride mi impedivano di arrivare con la lingua alla sua apertura così mi spostò la testa in giù e alzò leggermente il bacino. 

Finalmente la mia saliva si mischiava ai suoi umori, avevano un gusto che non avevo mai provato prima, era delizioso e goffamente cercavo di leccare con forza e velocemente come un cane felice, le piaceva, perché la sentivo gemere sottovoce, la mia faccia era completamente bagnata e da una gamba iniziava a colare la saliva che stavo leccandogli addosso. 

 

Sentimmo le voci salire da in fondo le scale, lei si staccò immediatamente, si asciugò le gambe con la gonna e si precipitò a nascondere le mutande che si intravedevano nella borsa aperta.

Io tornai al mio posto asciugandomi la faccia con le mani, probabilmente con la faccia di un bambino a cui hanno rotto il gioco preferito, lei mi guardò sorridendo maliziosamente.

 

Quando ci trovammo tutti lì, io non ascoltavo più le conversazioni, la mia mente ripercorreva ciò che era successo, sentii solo la zia che disse che noi due abbiamo i nostri segreti e mi fece l’occhiolino.

Sorrisi e me ne andai in camera, avevo le mutande piene di sborra

 

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