André&Marty L’astinenza

André&Marty L’astinenza

Ciao a tutti come va???! 😘 É da un po’ che non vi scriviamo mai abbiate pazienza siamo stati strapieni in tutti i sentimenti🤯🤯🤯 oggi siamo qui per deliziarvi con un nuovo racconto questa volta, scritto in prima persona. Speriamo vi piaccia vi auguriamo una

BUONA LETTURA 😈😈😈😈

Questo dicembre è stato un inferno di stress. Lavoro che ci succhiava l’anima, parenti ovunque, feste su feste, il pupo chenrichiedeva il tempo e attenzioni … mai un momento soli. La tensione sessuale tra me (Andrea) e Martina si tagliava col coltello. Passavamo le giornate a stuzzicarci come due animali in calore.
Io le mandavo foto del mio cazzo duro, gonfio, con le vene in evidenza, oppure video di troie che venivano sfondate in ogni buco. Lei rispondeva sempre con quella faccina da diavoletta 😈, mi morsicava il lobo dell’orecchio e nei vocali sussurrava: «Non vedo l’ora che mi sbatti forte… sono bagnata fradicia tutti i giorni, amore».
Un giorno finalmente troviamo 10 minuti. I parenti sono ancora in casa, il casino è totale. Ci chiudiamo in bagno con la scusa che ho mal di schiena e Martina deve spalmarmi la crema. Lei ci crede davvero, la povera. Appena chiude la porta, le abbasso i pantaloni della tuta, le alzo il perizoma di lato, la iss sul lavandino e le piombo sulla figa con la lingua. La divoro come un affamato, lecco quel clitoride gonfio, infilo la lingua dentro fino a sentirla tremare. Lei si morde le labbra per non urlare, sussurra: «No dai, ci sono tutti di là… come cazzo facciamo?». Sta già colando sui miei denti quando il nipotino piccolo bussa: «Zioooo, giochiamo!». Ci separiamo di colpo, io col cazzo che mi fa male nei pantaloni, lei con la figa che pulsa. Finisce tutto lì, ma restiamo due bombe a orologeria.
I giorni passano e niente. Anche in macchina c’è sempre qualcuno, impossibile scopare senza dare spiegazioni assurde.
Poi arriva il giorno benedetto: i parenti finalmente se ne vanno. Sistemiamo casa, pieghiamo i letti aggiuntivi, mettiamo a nanna il pupo. Martina, con quell’aria da gatta morta, mi fa: «Amore, mi fai un massaggio? Sono distrutta». Io, porco dentro, non me lo faccio ripetere due volte.
Preparo tutto: lettino da massaggio, luci soffuse, incenso che profuma di legno, musica rilassante con il crepitio del camino che scoppietta in sottofondo. La faccio stendere nuda, le metto un asciugamano caldo sulla schiena. Inizio a massaggiarla piano, spalle, braccia, schiena. È tesa come una corda, ma piano piano si scioglie, sospira, si abbandona.
Ed è lì che il porco che è in me esce fuori. Mi avvicino al suo orecchio e le sussurro: «Immagina se adesso non fossi io a toccarti… ma un altro uomo, come nei video porno che ci guardiamo per eccitarci. Ti starebbe già sfondando la figa, zozza mia». Lei prima fa la difficile, ma sento che si bagna sempre di più.
Dopo un’ora di massaggi veri, passo all’interno coscia. Le dita scivolano sull’olio, sfiorano le grandi labbra, poi il clitoride. Infine arrivo al suo buchetto del culo che adoro. Lo accarezzo piano, lo premo, lo penetro con un dito unto. Martina ansima, si inarca.
La figa è gonfia, grondante. Il culo rilassato e pronto. Prendo uno dei nostri plug anali: quelli di metallo con il cuoricino alla base. Dovevamo usare il medio, ma per sbaglio (😈) prendo il grande. Glielo passo e le dico: «Da brava mogliettina troia, infilatelo da sola. Fammi godere».
Lei, eccitatissima e ormai sporca quanto me, lo prende, se lo punta al buco e – con la figa che cola e il culo unto – lo spinge dentro con un mugugno profondo: «Oh cazzo… wow, è una sensazione diversa… è enorme». Il cuoricino brilla tra le sue chiappe mentre il plug la riempie tutta.
Non resisto più. Mi spoglio restando solo in mutande, la prendo in braccio e la porto sul divano (ho steso un lenzuolo perché so già che inzozzeremo tutto). Lei si inginocchia davanti a me, mi abbassa le mutande con avidità e si ritrova davanti un bel cazzone turgido, rosso fuoco, con le vene pulsanti. Le palle sono due sassi grossi e pieni dopo settimane di astinenza. Dalla punta del cazzo cola già un rigolo di precum trasparente. Martina apre la bocca, lo lecca pulendolo bene bene, poi fa dei cerchietti lenti con la lingua sulla punta del cazzo, raccogliendo ogni goccia e facendomi impazzire.
Poi passa a divorarmelo. Inizia leccandomi le palle, succhiandole una alla volta, poi passa la lingua su tutta l’asta. Bacia la cappella, la succhia piano, fa cerchi con la lingua sul precume. Poi lo prende in bocca sempre più a fondo. Io mi alzo in piedi, lei in ginocchio: «Così riesci a stendere meglio la gola, puttana». Riprende a succhiare, arriva a più di metà. La prendo per i capelli e glielo spingo dentro fino in fondo: le palle sbattono sul mento, lei soffoca, gli occhi lacrimano, ma la figa cola ancora di più. Si tira indietro tossendo, ma subito riprende a succhiare da sola. «Brava la mia troia», le dico mentre le fotto la bocca. Lei mi guarda dal basso, mascara che cola, saliva che fila dal cazzo, e mugola: <se continui così mi farà male la gola>.
Quando siamo al limite del pompino, la giro a pecora sul divano. Le apro bene le chiappe, il plug di metallo brilla con il cuoricino tra le natiche. Le dico «Aspetta, troia… metto il preservativo, sei in ovulazione e non vogliamo rischi».Poi Scivolo il mio cazzo nella sua figa bagnatissima, prima piano, poi sempre più violento. La sbatto forte, sento che arriva in fondo, le fa male perché lo sente sbattere contro l’utero. Lei mugola forte, «Ahhh… cazzo… troppo profondo!», ma non vuole che mi fermi. I suoi umori colano copiosi giù per le cosce mentre la chiavo senza pietà. Con una mano faccio pressione sul plug, lo muovo leggermente dentro e fuori: il suo buco pulsa, si stringe attorno al giochino di metallo, la fa impazzire di piacere.
Ci giriamo: lei sale sopra di me. Si impala sul mio cazzo con un gemito lungo: la figa è caldissima, scivolosa, lo ingoia tutto grazie all’olio e all’eccitazione. Cavalca faccia a faccia, con quello sguardo da sgualdrina che mi fa impazzire.
Le dico: «Ti piace avere i buchi pieni, eh troia?». Lei ansima: «Sì… mi piace essere riempita come una puttana». Tocco il plug, lo muovo piano, lei trema tutta. Poi urla: «Dai, scopami forte!».
La afferro dalle spalle e la tiro giù con violenza. Plop plop plop, schiocchi bagnati e rumorosi, la figa sbatte sulle mie palle, l’olio che unge entrambi. Lei impazzisce: «Oh mio Dio… quanto godo… cazzo!». Trema, si contrae, la bava le cola dalla bocca.
Stiamo per venire. Lei chiude gli occhi,  «Ti amo, porco mio!». Io: «E tu sei la mia porcona». Lei: «No… non sono la tua porcona…». Io, più deciso: «E allora cosa sei?». Lei, in estasi: «Sono la tua troia! La tua puttana personale! Adoro quando mi scopi così… mi sento libera, trattami da schifosa, ti prego!».
A quel punto perdo il controllo. La sbatte forte, le sculaccio il culo, le afferro le chiappe, le allargo, le impasto mentre il plug è ancora dentro. I suoi schizzi colano sulle mie palle, il lenzuolo è zuppo.
Veniamo insieme. Lei ha un orgasmo violento, tutto il corpo che trema, espelle il plug con un “plop” sonoro che cade a terra. Io esplodo nel preservativo, fiotti potenti, mentre resto sepolto nella sua figa che mi munge fino all’ultima goccia.
Restiamo abbracciati, sudati, affannati, io ancora dentro di lei che vibra ad ogni piccolo spasmo. Ci guardiamo negli occhi: complici, innamorati, sempre più perversi. Sorridiamo pensando alla prossima volta… magari d’estate, lei senza mutandine sotto la gonna, io che le infilo le dita in pubblico, o un altro plug mentre camminiamo.
Le dico che sono fiero di lei: è una madre e una moglie perfetta, ma sa anche essere una donna che vuole essere scopata come una troia e lo chiede senza vergogna. Lei mi stringe e sussurra: «Solo con te riesco a essere così… solo con te mi sento libera di essere me stessa».
Questo per noi è amore vero: non solo romanticismo, ma rispetto, fiducia e la certezza di non essere mai giudicati per quello che desideriamo nel letto (e fuori).

Spero che il racconto vi sia piaciuto, commentate e fateci sapere cosa ne pensate, Martina si eccita quando immagina cosa gli fareste

Ciao a tutti Baci baci ❤️.

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