Capitolo 2: Fuoco sul LagoPagarono salirono in macchina e filarono via dal ristorante, con il lago che brillava argenteo sotto la luna piena. Andrea virò rapido verso un cantuccio nascosto tra gli alberi, il cuore che martellava forte per l’adrenalina. Si gettarono sul sedile di dietro come bestie affamate: lei gli balzò in grembo, la gonna tirata su fino ai fianchi, la sua figa gonfia e calda che lo inghiottì intero in un solo affondo. Zero preamboli, solo un desiderio crudo e immediato. “scopami forte, maledizione!” ansimò, montandolo con rabbia selvaggia, i suoi umori che scivolavano giù sulle sue palle tese. Già tremava, ondate di piacere che la squassavano come lampi – l’eccitazione per quel cameriere, il giocattolo tolto di mezzo, il brivido del pericolo, l’avevano spinta sull’orlo. “Arrivo! Sì, cielo!” gorgogliò come una micina lasciva, le unghie che gli artigliavano il torace. Andrea ringhiava, colpendo dal basso con ferocia: “Sei solo mia, puttanella! La mia golosa viziosa!” “Già! Tua e basta! Scopami, tesoro!”Le sue dita scesero sul suo fondoschiena, ancora sciolto dal dilatatore: aperto, cedevole, accogliente. “Potrebbe accogliere cazzo di media stazza senza fatica,” sibilò lui, spingendo un dito lì dentro, facendola stringere attorno a lui in spasmi deliziosi. Bastò quello: dopo un quarto d’ora di spinte animalesche, lui venne in un’eruzione, inondandola di seme bollente mentre lei gridava un secondo picco, il corpo che si inarcava in un diluvio di liquidi. Rimase un po’ di tempo in silenzio tenero, tra carezze dolci…“Dobbiamo ripeterlo presto,” sospirò lei alla fine, scomposta contro il suo petto. “Assolutamente,” mormorò Andrea, sfiorandole i ricci umidi di sudore. “Forse la prossima volta, nuda sotto il vestito a tavola. Il nostro segretuccio, capito?” Si strinsero lì, nudi e incollati, il respiro che piano piano si quietava. Si rimisero in sesto, tornarono ai posti anteriori e accesero il motore. Fu solo in quel momento che capirono: avevano fermato l’auto in un’area per campeggiatori, con tende disseminate nel buio tra i tronchi. “Maledizione, e se ci ha spiati qualcuno?” sghignazzò lei, un brivido eccitato nella voce. “Lo spero proprio. Chissà, magari si sono goduti lo spettacolo dei nostri vizi.” Andrea scoppiò in una risata, afferrandole la mano. Quella sera, di ritorno a casa, il riposo calò morbido, ma la fiamma – ah, quella fiamma maliziosa – già ardeva bassa, in attesa del prossimo round.
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