Ciao a tutti!!! passato un po’ dall’ultimo racconto, casa piena, zero privacy… ma eccoci tornati, più carichi che mai. Come al solito una nostra avventura di quando eravamo ancora fidanzati🐽
BUONA LETTURA
Era un’estate calda di qualche anno fa, quando Andrea e Martina erano ancora fidanzatini e avevano sempre il cazzo e la fica in fiamme.
Un giorno lei gli scrive: «Weekend libero, picnic fuori?»
Lui risponde con l’emoji di una che viene sborrata contro un albero.
Lei: «Ma sei pazzo? Se ci vedono?»
Lui: «🐽🐽»
Il seme era piantato. Tutta la settimana lui la stuzzicò con emoji e paroline piccanti e lei faceva la finta disinteressata. E ogni tanto la emoji del diavoletto 😈 che tanto le piaceva.
Sabato mattina, bar per la colazione.
Martina arriva con un vestitino pesca leggerissimo, corto, svolazzante. Niente reggiseno: i capezzoli turgidi premono sul tessuto sottile, si vedono perfettamente quando si muove.
Mentre sorseggia il cappuccino gli sussurra con voce da gatta:
«Sai… nella fretta ho dimenticato di mettere qualcosa, mentre ricordavo di mettere altro.»
Andrea alza un sopracciglio: «Le mutandine?»
Lei ride, gli sfiora la coscia col piede nudo: «Forse… o forse no. Lo scoprira.»🐽🐽
Lui è già mezzo duro.In auto, strada verso il parco regionale (quello famoso tra gli esibizionisti), lei continua a stuzzicarlo:
«Oggi mi sento strana… calda… oddio, credo di star bagnando il sedile.»
Andrea le mette una mano sulla coscia nuda, sale piano… e trova la fica completamente nuda, già gonfia e umida.
«Porca puttana, sei uscita senza niente sotto?»
Lei ride, apre un po’ le gambe: «Te l’avevo detto che avevo dimenticato qualcosa.»
Le dita di lui scivolano dentro senza fatica.
«Sei fradicia, 🐽.»
«Colpa tua che mi fai questi pensieri.»Arrivano al parco. Andrea guida un po’ oltre la zona picnic ufficiale, si ferma in una radura isolata circondata da querce, dove sa che le coppie più audaci si fermano. Vanno un po’ più all’interno più appartati.
Stendono il telo, mangiano, bevono birra fredda.
Lui non molla: «Allora, cos’hai di speciale oggi?»
Lei si alza, si guarda intorno, sorride maliziosa: «Prendimi e lo scopri.»Scatta l’inseguimento tra gli alberi.
Lui la blocca da dietro, le alza il vestitino… affera il culetto di lei e sente qualcosa di duro… Un plug a cuore infilato nel culo.
Un gioiellino lucido, base a forma di cuore con uno smeraldo al centro, incastonato perfettamente tra quelle chiappe bianche e tonde che lui le aveva regalato tempo fa e lei non aveva ancora utilizzato.
«Cazzo, l’hai messo?»
«L’ho tenuto tutta la mattina… mi fa impazzire.»
La bacia forte, le palpeggia il culo, tocca il cuoricino che brilla tra le chiappe.La spinge contro un grosso tronco, le alza la gonna:
la pelle bianca di Martina illuminata dai raggi di sole che filtrano tra le foglie, il culo tondo e sodo, le labbra rosa della fica gonfie e lucide, un filo di rugiada bianca che le cola tra le cosce.
Lei trema: «E se arriva qualcuno?»
«Allora gli faremo vedere quanto sei bella.»lei si gira si inginocchia, gli tira giù i pantaloncini e prende il cazzo in bocca come una professionista: lecca le palle, lo ingoia lento, poi sempre più fondo, fino a strozzarsi, gli occhi lucidi che lo guardano dal basso.
«Questo cazzo è solo mio,» sussurra tra un colpo e l’altro.Poi si gira, si appoggia all’albero, inarca la schiena, offre il culo e la fica.
Andrea le infila la lingua nella patata, la lecca in cerchi lenti, poi veloci, poi succhia il clitoride come se volesse divorarla.
Lei mugola da gattina, le gambe che tremano.
«infilalo, cazzo, scopami!»Lui scivola dentro in un colpo solo. Ogni botta fa sbattere il plug nel culo: doppio stimolo, doppio piacere.
Martina geme: «Mi sembra di averne due dentro… sì, così!»
Andrea le alza una coscia, la sbatte forte, il rumore bagnato che riecheggia nel bosco.
Quando sente che lei sta per venire – le cosce che tremano, la fica che si contrae – afferra la base del plug e inizia a giocarci: lo tira piano, poi lo spinge dentro, lo ruota, lo tira di nuovo…
e quando sente che lei è al limite, lo estrae lentamente, centimetro dopo centimetro, soprattutto la parte larga che la fa gemere forte, il buchetto che si apre e si chiude, luccicante di saliva e umori.
Martina urla di piacere: «Cazzo, sto venendo… non fermarti!»
Lui con la coda dell’occhio vede due figure in lontananza, due vecchietti.
Fa un cenno deciso: «Fermatevi lì.»
I due si bloccano, guardano in silenzio. Andrea sorride, la voce bassa all’orecchio di Martina:
«Ci stanno guardando, amore. Due guardoni. Ti vedono la fica gonfia, il culo aperto.»
Lei prima si irrigidisce, poi si abbandona: «Allora fagli vedere quanto godo col mio uomo.»
Stringe l’albero, inarca ancora di più la schiena, i capezzoli duri come sassi, la pelle bianca illuminata dal sole.
I guardoni si godono lo spettacolo del corpo che solo Andrea può avere.La sbatte sempre più forte, lei viene con un mugolio lungo, la fica che si contrae, goccioline bianche che le scendono lungo le gambe.
Lui«Vengo dentro?»
Lei«No… in bocca.»
Si inginocchia sull’erba, apre la bocca da brava porca.
Andrea le sborra sulla lingua, sulle labbra, sul mento, schizzi caldi che colano sul vestitino.
Lei lecca tutto, pulisce la cappella con la lingua, poi cerca disperatamente un fazzoletto… niente.
Corrono ridendo al telo, si puliscono alla meno peggio.Mentre tornano alla macchina i due guardoni applaudono piano e gridano: «Grazie dello spettacolo!»
Martina diventa rossa come un pomodoro. In auto, silenzio per un secondo.
Poi lei, vergognosa: «Che figura da puttana…»
Andrea le prende il viso tra le mani:
«Hai fatto la figura della donna più sexy, più calda e più mia che esista.
Non sei una puttana, sei la mia porca personale ed io il tuo porcone, e siamo solo nostri.
Quelle cose le decidiamo insieme, le viviamo insieme.
Sei bellissima, Martina. E oggi sei stata perfetta.»
Lei sorride, gli occhi lucidi: «Mi sono sentita un animale… ma è stato meraviglioso.»
«Siamo due porcellini,» dice lui.
Lei gli dà un bacio lungo: «Esatto. E lo rifaremo.»
E con il culo ancora aperto e la sborra che le cola sul collo, tornano verso casa, più complici e più innamorati di prima.
Speriamo che questo racconto di vita vissuta vi sia piaciuto
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