Così divenni la donna di un maturo

Così divenni la donna di un maturo

Guardo le foto, facendole scorrere sullo schermo del mio tablet; bellissime, perfette, scattate con la cura dei particolari. Ricordo ogni singola posa, la preparazione, i dettagli, tutto. Una foto, in particolare, attira la mia attenzione, è perfetta, bellissima, l’ho desiderata così e il risultato va ben oltre le mie aspettative. Mi ritrae di spalle, con le ginocchia appena genuflesse, lo sguardo di lato ammiccante, le labbra sensuali mimano un bacio, ma tutta l’attenzione è per il mio lato B. Tondo, perfetto, provocante, appena fasciato da una mini di stoffa nera elasticizzata, alta appena venti/venticinque centimetri, ma che mi costringe a ricordare come tutto è cominciato.
La mente ritorna indietro di alcuni anni. All’epoca avevo appena finito le medie e già il mio corpo rivelava quello che dentro di me sentivo da qualche tempo: il forte desiderio di assomigliare ad una donna. Il mio aspetto minuto non lasciava dubbi. Biondino, gambe e braccia esili, un viso incorniciato in un ovale perfetto, che mi dava un’aria da efebo, un corpo che aveva tutto, tranne l’aspetto maschio, virile e possente. Ero esile, minuto, dimostravo un’aria fragile impressionante. Tutte le mie attenzioni per il sesso femminile erano incentrate unicamente all’ascolto dei loro discorsi. Le ragazze parlavano di moda, rossetti, trucchi, scarpe e di come far impazzire i maschi. Erano il meglio che potessi ascoltare. All’epoca, vivevo ancora con i miei genitori e mia sorella più grande, in un paese stretto fra una grossa montagna e la Statale molto trafficata. Ammiravo spesso mia sorella, quando si truccava, vestiva e, subito, non avevo capito perché, nella pubertà, mi somigliasse nel fisico. Poi, lentamente le erano spuntate delle protuberanze sul petto, che finirono per divenire una magnifica quarta misura, che, ancora oggi, le invidio ed un culo meraviglioso. Quando indossava appunto quella famosa “mini”, il fidanzato di allora le diceva che era talmente conturbante che sfondarlo era un dovere nei confronti della natura, che lo aveva modellato così.
Già, il suo fidanzato, oggi mio cognato. Luca è quello che si dice un vero maschio: virile, dai muscoli possenti sparsi in ogni punto del corpo, alto e molto peloso e, se non bastasse, tremendamente porco. Sì, porco, ma un porco magnifico. Una sera, mentre stava scopando mia sorella, avevo sentito i rumori e li avevo spiati. Avevo avuto modo di ammirare il suo splendido cazzo: grosso, duro, nodoso, con, in cima, una cappella grande, simile ad una grossa fragola. Mi ero segato fino a sfinirmi, al solo pensiero di averlo dentro. Circa due anni dopo, fra i 20 anni, la mia vita ebbe la sua prima svolta. Ricordo che era un sabato sera, in paese c’era una festa e tutti vi erano andati, tranne me. Avevo accampato delle scuse; in realtà ero stanco delle battutine dei ragazzi del paese e delle risatine ironiche delle ragazze; inoltre avevo in mente altro. Appena solo, mi son fiondato nella camera di mia sorella; all’epoca era già sposata con il porco ed era pure incinta di alcuni mesi. Aperto l’armadio, le presi appunto quella mini che adoravo, un paio di “zatteroni” (scarpe con il tacco a zeppa altissime), che lei metteva sempre quando indossava la mini. Le sollevavano ed evidenziavano ancora più il culo, rendendolo decisamente più desiderabile. Mi trasferisco in camera mia e, nudo, indosso quelle cose. Ero lì ad ammirarmi allo specchio, muovendomi con fare da troia che batte. Mi gustavo tutto quello che vedevo e, a mio avviso, era bellissimo. Da qualche tempo, avevo sperimentato l’introduzione nel mio culetto di vari oggetti di diverse dimensioni, per provare la sensazione di esser posseduto. Ora mi ammiravo, immaginando di esser una puttana da marciapiede in cerca del cliente. Improvvisamente Luca entra in camera e mia afferra un polso con forza.
«Lo sapevo che eri una puttanella. Un frocetto tutto da gustare, una troietta da scopare con gusto, dai, inginocchiati, che voglio sentire come lo succhi.»
Senza aggiungere altro mi torce il polso e mi costringe ad abbassarmi davanti a lui che, nel frattempo, aveva aperto i pantaloni, mettendo fuori il suo magnifico cazzo. Senza indugi me lo pianta in bocca. Mi tiene la testa bloccata con entrambe le mani e mi scopa la bocca in maniera dura, brutale.
«Sei una meraviglia! Mi ricordi una giovane trav, che batteva lungo la Statale qualche anno fa. Anche lei lo leccava bene, tutti la chiamavano Perla, tu gli assomigli e, da oggi, ti chiamerò così: Perla, la mia puttanella tutta da godere!»
Diceva queste cose, mentre continuava a scoparmi, infilandolo sempre più dentro la mia gola, incurante del fatto se ne avessi piacere o meno. Mi sentivo quasi soffocare con quel palo infilato in gola, ma tutta questa brutalità, mi eccitava da morire: avevo scoperto che mi piaceva esser maltrattato. Poi mi sollevò e mi girò, appoggiandomi al letto e piegato a novanta. Sputò un po’ di saliva sul buchetto, si lubrificò anche il cazzo e poi mi penetrò con durezza, piantandomelo tutto dentro in un colpo solo. Urlo, mi sentivo sfondare, squarciare, spaccare in due, le gambe mi vennero meno.
«…aaaaahhhhhiiiiiii … AAAHHHHiiiiiii … Piano! … Ti prego…»
M’immobilizzò tenendomi per i fianchi; aspettò per un po’ immobile dentro di me, poi partì a limarmi il buchetto, incurante delle mie suppliche.

Mi sbatte con un ritmo potente, che, ben presto, ebbe i suoi frutti. Sentivo il piacere scorrere lungo tutto il mio corpo.
«Ti piace, eh? Ero certo che eri una troietta! Non credevo fossi anche vergine, ma meglio così! Mi divertirò di più a godere di questo culetto stretto; vedrai che, alla fine, ci passa pure un tir…»
Mi limava e mi fece godere molto. Si mise disteso, facendomi impalare su di lui, mentre, con le mani, mi strappava letteralmente i capezzoli, procurandomi un piacere/dolore che mi faceva sborrare, senza toccarmi. Inarcò le gambe e mi scopò velocemente, poi si sfilò e mi mise in ginocchio, davanti a lui.
«Dai, succhiamelo, che ti faccio anche bere la sborra! … Vedrai ti piacerà! … Dai succhia … così…»
M’infilò di nuovo il palo in gola e, poi, di colpo, eruttò un fiume di caldissimo seme che cercai, allora inesperto, di non perderne nemmeno una goccia.
Da quel giorno, divenni la sua troia. Oggi, mi chiava e sfonda, appena se ne presenta l’occasione. Mi fa impazzire quando mi sbatte e m’insulta, umilia e mi dice di tutto. Godo, mi piace esser sottomessa e lui ne è consapevole. Quando lo provoco, mi sbatte con furia selvaggia, devastandomi il culo.
«…aahhii … sì, porco! … Ci godi a scopare mia sorella e sfondare il culo al cognato?»
Per circa due anni, ho condotto la vita a finire gli studi e rendere felice il porco, che m’inonda il culetto di una quantità industriale di caldissima sborra. Un sabato pomeriggio, mi trovo a passeggiare per le vie della grande città, che dista da noi circa cinquanta chilometri; nella vetrina di un negozio di abbigliamento, vedo un cartello su cui è formulata la richiesta di un commesso. Entro deciso, ho già dato la maturità, non voglio andare all’università, quindi voglio trovarmi un lavoro. Ho un breve colloquio con il proprietario: un bel maschio alto uno e ottanta, spalle larghe, moro, con un filo di peli bianchi sulle basette, che gli donano un’aria da perfetto macho. Per lui il posto c’è, ma devo dimostrare di saper trattare con i clienti. Proprio in quel momento entrano due donne. Subito mi attivo e, senza saper nulla di moda, campionari o altro, le invito a provare diversi modelli. Alla fine è un successo; le clienti escono, dopo aver speso un bel gruzzolo. Flavio, il proprietario, rimane favorevolmente impressionato dalla delicatezza e scioltezza con cui ho trattato le clienti e mi comunica che vuole assumermi subito in pianta stabile. Obietto che, venendo dal paese, non ho un posto dove dormire, ma lui non si perde d’animo.
«Questo non è un problema, ho un grande appartamento che occupo da solo: puoi venire da me, almeno fin quando non trovi di meglio.»

È quanto mi propone con estrema naturalezza. Accetto. La sera scopro che ha un bellissimo attico, arredato con gusto. Mi sento attratto dal tipo ed egli fa di tutto per farmi sentire a mio agio. Mi propone di fare una doccia e, quando mi spoglio, vedo che mi osserva con occhi che brillano di gioia: sembrano quelli di un bimbo, dinanzi alla vetrina di un negozio di giocattoli. Lentamente mi si avvicina, mi bacia il collo da dietro, sento un grosso arnese incunearsi nel solco delle mie natiche; le gambe mi tremano, sono eccitatissimo. Insieme andiamo sotto la doccia. Mi massaggia e copre di baci; poi, avvolti in un bianco telo, ci trasferiamo in camera, dove posso prendermi cura del suo fallo che, per tutto il tempo, mi ha impedito di toccare. Rispetto a quello di Luca, è più piccolo in circonferenza, ma sicuramente più lungo. Me lo infilo tutto in gola. Lo faccio scivolare oltre l’ugola; ho acquisito tanta esperienza con il cazzo di Luca che, per questo, mi sembra una passeggiata. Intanto lui mi ha lubrificato bene dietro, poi si distende supino e m’infila dentro tutto quel ben di Dio. M’impalo e lentamente me lo godo a lungo. Lui mi tortura divinamente i capezzoli, stringendoli a morte e regalandomi un dolore che adoro. Passiamo quasi tutta la notte a scopare. Devo ammettere che ha una notevole resistenza. Nel pomeriggio del giorno dopo, mi accompagna al paese per recuperare le mie cose. Giunti in casa, trovo solo Luca, che sta guardando un grosso evento sportivo su Sky. Mi guarda e capisce che me ne vado. Rivolge uno sguardo all’altro e mi chiede chi sia. Gli rispondo guardando verso Flavio.
«È un gran porco come te!»
I due si scambiano una rapida occhiata d’intesa.
«Se te ne vai, permettimi di giocare con te ancora una volta.»
Mi chiede. Resto immobile. Lo guardo e poi m’inginocchio davanti a lui e gli prendo il cazzo in bocca, mentre Flavio ci osserva incuriosito. Lo succhio per bene, mi eccito. Mi giro e lo invito a farmi il culo lì, in piedi, piegato a novanta. Senza un attimo di esitazione, mi lubrica sommariamente il buchetto e me lo infila con durezza.
«…ahh … che troia fantastica che sei!… Mi mancherà molto la mia Perla!»
Flavio osserva la scena segandosi il cazzo già duro. Luca lo invita ad infilarmelo in gola, cosa che fa con piacere.
«Devi sapere che è una vera troia. Io la chiamo Perla perché scopa meglio di una puttana.»

Per circa due ore, sono l’oggetto dei desideri di quei due porci, che mi trattano da vera troia, mi umiliano e coprono d’insulti, che hanno l’effetto di farmi veramente godere. Da quel momento, la mia vita cambia radicalmente.
Di giorno sono Sergio, il perfetto commesso per l’abbigliamento femminile, mentre, di notte, divento Perla, la puttana che fa godere il suo maschio. Passano alcuni anni, perfeziono sempre più la tecnica di travestimento. Mi perfeziono nel vestire, depilarmi, fare il trucco e camminare su tacchi vertiginosi. Con Flavio vivo esperienze sempre esaltanti. Poi, circa due anni fa, mi porta fuori a cena, vestito da donna e, da quella sera, divento per sempre Perla.
«Amore, hai deciso quale vuoi indosare?»
Mi chiede con un bacio.
«Mettiamo questa camicetta con la mini, quella che mostra il mio lato B?»
Quella sera ho conosciuto un suo amico, che mi ha offerto duecento euro per dormire una notte con me. Carlo, questo il suo nome, è un bel maschio, non troppo alto, ma simpatico e cordiale. Sarei andata con lui anche gratis, ma lui ha insistito per pagarmi; dice che lo eccita di più. Con il permesso di Flavio, passo con lui una notte da favola, durante la quale mi ha scopato per ore con il suo bellissimo cazzo di notevoli proporzioni, sborrandomi dappertutto.
Ora, di tanto in tanto, mi cerca, mi paga per avermi tutta per sé per una notte. Esser pagata mi eccita da morire, Flavio ne è un poco geloso, ma un fatto triste lo convince a cambiar atteggiamento nei miei confronti.
Circa un anno fa, ha avuto problemi alla prostata che ne hanno compromesso la sua sempre virile erezione, quindi lui ha messo un annuncio su di un sito e ha preteso di selezionare i maschi che mi devono montare, perché, come dice lui, “il culo di Perla è per molti, ma non per tutti”.

 

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