Lei mi chiese subito di fare un bagno e di mettermi il pigiama, e quando ebbe finito di lavarsi le portai i suoi vestiti. I nostri sguardi si incrociarono per un momento, e la vidi bellissima: i capelli bagnati avvolti in un asciugamano rosa, la pelle arrossata dall’acqua calda; bellisMi ordinò subito di fare una doccia e di infilarmi il pigiama. Quando ebbe finito di lavarsi, le portai i suoi vestiti. Per un istante i nostri sguardi si incrociarono e la vidi bellissima: i capelli ancora bagnati raccolti in un asciugamano rosa, la pelle accesa e rosata dal calore dell’acqua; il suo corpo snello e pieno di grazia, che a ogni passo faceva tremare leggermente i piccoli seni appuntiti mentre si avvicinava.
Una decina di minuti dopo uscì dal bagno indossando solo la giacca del mio pigiama, che le arrivava a metà coscia. Un’ombra di dubbio mi attraversò la mente: e se sotto non avesse niente? Con una scusa qualsiasi dissi che dovevo lavarmi le mani e corsi in bagno. Lì ebbi la conferma: nella vasca, dentro una bacinella piena di schiuma, galleggiavano le sue mutandine e il reggiseno, lasciati in ammollo.
Cenammo con della pasta e sugo già pronto, ma lei rimase quasi tutto il tempo in silenzio. Si capiva che qualcosa la turbava profondamente. Nella mia testa passavano mille pensieri, tranne uno: dove diavolo avrei fatto dormire quella ragazzina che si chiamava Rebecca. Rimasi senza parole quando, dopo aver lavato i piatti, mi chiese con voce calma se potevamo andare a letto.
«Vai in camera da letto e mettiti a dormire lì. Io mi sistemo in poltrona», le risposi. Lei non replicò nulla. Poi, semplicemente, disse: «Questa non è la prima volta che dormo con un uomo.»

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